Stadi di proprietà in Italia e ricavi: lo Stato dell’Arte nel 2019

Stadi, 7 Marzo 2019 da Sportbusinessmanagement.it

C’è stato un periodo in cui gli stadi italiani erano tra i più avanzati del Continente. Erano i tempi di Italia ’90, anni in cui tra ristrutturazioni e nuovi impianti, il nostro Paese era preso da esempio come eccellenza di edilizia sportiva. A quasi tre decenni di distanza è cambiato tutto: le strutture sono rimaste nel maggior parte dei casi di proprietà pubblica e poco si è fato in termini di ammodernamento. L’esatto contrario di quanto è avvenuto in Paesi come Inghilterra e Germania. Ma gli scarsi investimenti hanno avuto anche un altro effetto: quello di rendere meno competitive le nostre squadre rispetto alle rivali europee con stadi di proprietà. In questo 2019 cambierà qualcosa? E qual è lo stato dell’arte al momento?

Proprio Premier League e Bundesliga sono i due campionati che possono vantare il maggior numero di stadi di proprietà dei club: ben 26 squadre su 38 giocano nel loro impianto (ricerca del 2016). La società di revisione Deloitte ha poi stilato la classifica delle strutture più redditizie in Europa: al primo posto c’è l’Emirates Stadium che porta nelle casse dell’Arsenal 132 milioni di euro ogni anno. Sugli altri due gradini del podio il Santiago Bernabeu (129,8 milioni) e il Camp Nou (116,9 milioni). Tra i primi dieci, 5 stadi inglesi e nessun italiano.

Nel nostro Paese, in questo 2019, sono cinque le strutture gestite direttamente da squadre professionistiche. L’eccellenza è rappresentata dallo Juventus Stadium, oggi Allianz Stadium. Inaugurato ufficialmente l’8 settembre 2011, ha fruttato al club piemontese oltre 600 milioni di introiti in sette anni. Cifra rivelatasi fondamentale per i risultati sportivi: basti pensare che nella sua nuova “casa” la Juventus ha conquistato sei Scudetti consecutivi, si avvia alla conquista del settimo, ed è entrata ufficialmente nell’élite del calcio europeo, trasformandosi in una delle favorite di Unibet scommesse ogni edizione della Champions League.

Nel 2013 il patron dell’Udinese Giampaolo Pozzo ha acquistato la superficie su cui sorgeva lo stadio Friuli dal Comune di Udine. Da allora, l’impianto esistente è stato smantellato e ricostruito ex novo. Riaperto al pubblico il 17 gennaio 2016 con la nuova denominazione di Dacia Arena, lo stadio dei bianconeri è privo di barriere tra campo e spalti ed è sviluppato su tre livelli: al piano terra ci sono un fitness center, negozi sportivi, un’area per le famiglie e il Museo dello Sport Friulano; al secondo gli uffici di rappresentanza.

Il primo stadio di proprietà è stato però quello della Reggiana. Impianto estremamente innovativo per l’epoca (il primo con telecamere, tornelli e panchine riscaldate), è stato poi acquistato dal Sassuolo per 3,75 milioni. Da lì l’intervento della Mapei che si è resa protagonista di un’importante opera di ammodernamento e che ancora oggi da il nome all’impianto.

Molto particolare la storia del Benito Stirpe, stadio di proprietà del Frosinone. Ci sono voluti ben quarant’anni (la prime pietra è stata messa negli anni ’80) per inaugurarlo. La svolta decisiva e l’abilitazione sono arrivate a seguito dei lavori del biennio 2015/2017. L’impianto dei ciociari, inaugurato nel 2018, è ideato per essere operativo anche oltre i giorni delle partite e ospita uffici, ristoranti, palestre e il classico museo del club.

Ultimo stadio di proprietà in ordine di tempo l’Atleti Azzurri d’Italia. Ristrutturato a spese dell’Atalanta nel 2015, l’impianto è stato definitivamente acquistato a maggio 2017 e alla fine di questo campionato verrà modificato per ospitare 24.000 spettatori (adesso siamo a 21.300), per allestire un parcheggio e per sostituire le curve con due tribune sullo stile degli stadi inglesi.

Fin qui abbiamo parlato dell’esistente. Ma cosa ci aspetta nei prossimi anni? Sono cinque le società che hanno già pronto il progetto per il proprio stadio: Roma, Fiorentina, Cagliari, Empoli e Pescara. Da analizzare le situazioni di giallorossi e toscani. Nella Capitale il progetto è oggetto di discussione sin dagli anni ’80 ma solo nel 2009, grazie alla famiglia Sensi, è arrivata la prima stesura. L’arrivo di Pallotta a capo del club ha dato la spinta decisiva e nel dicembre scorso la Conferenza dei Servizi ha dato il via libera alla costruzione dell’impianto.

Un caso simile a quello della Fiorentina che dopo un lungo dibattito con l’amministrazione comunale ha fissato la data di apertura del nuovo stadio al 2021.

Che la “forza” di un club sia legata direttamente alla proprietà dell’impianto è la stessa Deloitte a confermarlo con il suo tradizionale Football Money League, giunto ormai alla sua 22° edizione. A guidare la classifica delle squadre più “ricche” al mondo ci sono proprio due realtà con gli stadi più redditizi: Real Madrid (fatturato da 750,9 milioni) e Barcellona (690,4 milioni). La prima italiana è la Juventus in undicesima posizione, uscita per la prima volta dalla top ten dal 2011/2012, a causa dell’uscita prematura dalla scorsa Champions League.

2019-03-20T13:53:29+00:00 marzo 20th, 2019|Assi Manager, Rassegna Stampa|