Esclusiva Gravina, numero 1 della FIGC: “Serie A e B a 20 squadre. Lega Pro semi-professionista, ipotesi 5^ promozione”

News, 14 Dicembre 2018 da Sky.it

Il presidente della Federcalcio fa il punto a 50 giorni dal suo insediamento, parlando in una lunga intervista esclusiva realizzata da Giuseppe De Bellis, in onda su Sky Sport 24. Molteplici i temi, dalla riforma dei campionati, agli stadi, dalla giustizia sportiva, alla Nazionale. Fino al “suo” sogno di organizzare l’Europeo 2028

GRAVINA NUOVO PRESIDENTE FIGC: “FACCIAMO SQUADRA”

IL PROFILO – IL PROGRAMMA

Eletto presidente della Figc lo scorso 22 ottobre, l’ex numero uno della Lega Pro prova a fare il punto sui numerosi temi aperti legati al mondo del calcio. Partendo dalla sostenibilità per assicurare la migliore qualità sportiva, al rilancio dopo il momento più nero, fino al Ct che non ha scelto ma di cui adesso si fida.

Cosa significa questo 97,20% e come sarà il suo mandato?

Rappresenta una percentuale altissima, un riferimento importante, di unità: un’esigenza che tutte le componenti hanno voluto consolidare in quella percentuale così alta. Ma soprattutto un grande richiamo al senso di responsabilità di tutte le componenti. Sottolineando con grande forza l’esigenza di una riforma del calcio italiano: responsabilità da parte mia di questo compito che mi è stato assegnato con la consapevolezza che esiste un’aspettativa e dunque sono necessarie risposte concrete. Questo è il mio ruolo.

Che Federazione ha trovato?

Una Federazione in una fase di depressione contaminata da tutto l’ambiente del mondo del calcio, dello sport. Mi riferisco in particolare ad una componente straordinaria che è quella dei tifosi, che non avevano più nessun riferimento: sotto il profilo della competizione, della governance, perché il commissariamento è sempre la certificazione di un fallimento da parte di soggetti che ne hanno la responsabilità. Oggi, forse, quel 97,20% ha generato un effetto di grandissimo entusiasmo che adesso dobbiamo coltivare ed alimentare.

C’è qualcosa di buono nella gestione commissariale e nella gestione precedente di Tavecchio?

Io per cultura sono abituato a non buttare via nulla: tutto quello che appartiene al passato per me è un’esperienza straordinaria. Il commissario sicuramente ha commesso degli errori- come ognuno può fare – ma bisogna dargli atto che in questi 8-9 mesi ha avuto il merito di mettere insieme una Federazione molto spaccata, divisa. Credo dunque che questo commissariamento fosse doveroso da parte del Coni e non ha azzerato gli effetti positivi, soprattutto la politica internazionale avviata da Tavecchio. Io rispetto gli uomini e riconosco grande qualità al lavoro. Bisogna rispettare la gente che lavora, adesso dobbiamo cercare tutti insieme il mondo del calcio che ha davvero bisogno di riforme.

La non qualificazione a Russia 2018 è il momento più basso della storia della Nazionale Italiana. Come ha vissuto da sportivo questo momento e quanto è importante adesso qualificarsi a Euro 2020

L’ho vissuto malissimo, come tutti gli italiani, con la consapevolezza che da questo momento storico negativo dobbiamo prendere spunto per iniziare insieme un percorso di rilancio.

E’ evidente che l’entusiasmo che siamo riusciti a concentrare in questi 50 giorni lo dobbiamo rafforzare e per farlo abbiamo bisogno dei risultati. E i risultati devono seguire alcune idee. Dobbiamo confidare tutti insieme in un percorso virtuoso di rilancio delle nostre nazionale per far sì che ci sia davvero un momento di esaltazione per tutto il calcio italiano.

Quanto per la Federazione è centrale, come momento di rilancio, centrare bene questa qualificazione per Euro 2020?

Dobbiamo puntare a questo risultato, per tante ragioni. Considero il girone alla nostra portata, forse complicato dal calendario. Noi siamo l’Italia, dobbiamo convincerci che l’Italia deve riconquistare quel ruolo centrale nel panorama del calcio internazionale perché non è il valore della competizione che sicuramente ha un peso fondamentale per il valore del calcio fino a se stesso, ma il risultato aiuta a stare meglio e a vivere con maggiore serenità quel progetto e quel percorso di riforma che dobbiamo attuare.

Mancini non è il Ct scelto da lei, ma ha detto che è comunque contento di lavorare con lui. Come l’ha visto e cosa si augura per lui?

Non l’ho scelto perché mi sono limitato ad una valutazione di carattere oggettivo. E’ stato scelto dalla gestione commissariale. Oggi Mancini è l’allenatore dell’Italia e quindi io rispetto le scelte e devo necessariamente e anche con entusiasmo sottolineare il ruolo di Mancini all’interno della nostra Federazione. Ho avuto modo di incontrarlo e ci siamo confrontati. Lui ha trasmesso ai ragazzi e a tutto l’ambiente molta serenità. Massima fiducia, disponibilità a supportare il suo lavoro. Ma soprattutto a far sì, che tutti i ragazzi insieme allo staff, Federazione e tifosi, dobbiamo puntare a quell’obiettivo straordinario e strategico.

Uno dei temi più importanti, soprattutto dopo l’esclusione da Russia 2018, è la ricerca del talento. Come può la Federazione contribuire al recupero del talento e quanto è importante il talento al servizio della Federazione?

Sono sempre stato un accanito sostenitore del talento, il problema è scovarlo e formarlo, per trasformarlo in campione. Questo è il passaggio più delicato e per fare questo ci vuole la formazione e ci vogliono formatori altamente qualificati.

Dobbiamo lavorare sul concetto delle accademie: pensare di avere come fiore all’occhiello solo i Centri Federali, ma non poter fare formazione…Dobbiamo formare gli uomini del domani. Molte volte puntiamo tutto sulla creazione della tecnica sportiva, forse ci dobbiamo anche preoccupare del futuro di questi ragazzi. Ci vuole la scuola, una sorte di Accademia che li aiuti a studiare, oltre che a giocare a calcio.

Come immagina questa Accademia? In cosa sarebbe differente da un Centro Federale?

Il Centro Federale è un’istituzione territoriale: oggi in Italia ne abbiamo già realizzati 50 e ne sono in programmazione altri 20-25. Ma è un numero elevato e la mia proposta sarà quella di limitarli a 50. Credo sia già un numero già significativo…

Quanto è importante l’Under 21 e l’organizzazione delle finali dell’Europeo per ridare un po’ di spinta al movimento?

Gli eventi sono un test importante anche per far maturare la nostra struttura. La mia grande scommessa è quella di puntare all’organizzazione dell’Europeo 2028.

Un Europeo Under 21 in casa è un appuntamento che non possiamo perdere sotto il profilo dell’obiettivo sportivo anche perché è un evento che permette, attraverso una qualificazione ai primi posti, di poter accedere alle Olimpiadi, un altro appuntamento a cui non possiamo mancare.

L’Europeo 2028 è un suo progetto a medio-lungo termine: a che punto è la candidatura e quante chances abbiamo di poter vincere, anche con un governo non particolarmente favorevole all’organizzazione di eventi sportivi, ma non solo?

E’ vero, è complicato convincere alcune autorità politiche e non solo a condividere questo percorso. Dobbiamo insieme fare degli sforzi, non ci possiamo limitare a denunciare solo i problemi del nostro sport, denunciando una gravissima crisi delle infrastrutture e non cogliere un’opportunità che potrebbe consentire, in 8-10 anni, di mettere insieme tutte le energie per rilanciare il nostro patrimonio di infrastrutture sportive.

Una delle riforme più importanti sarà quella dei campionati. Come intende muoversi nel concreto e quali sono i prossimi passi?

Sono partito da una valutazione oggettiva: ci sono delle problematiche legate alla riduzione del numero delle squadre professionistiche. Io ho proposto qualcosa di diverso che è più collegato al principio della sostenibilità. Il mondo professionistico non può avere più di 40 squadre che sono le 20 di Serie A e le 20 di Serie B. Ho proposto al Governo italiano ed è in atto una norma che riguarda la disciplina del semi-professionismo, che potrebbe riguardare non solo la Lega Pro, ma anche il calcio femminile, ma anche il basket, la pallavolo, il tennis ed è una proposta che guarda dritto negli occhi al futuro perché non possiamo continuare ad ipotizzare un mondo professionistico o uno dilettantistico che non abbia questi canoni.

La Lega Pro, come semi-professionismo, conserverebbe tutti i vincoli e i diritti derivanti dal professionismo, ma avrebbe dei vantaggi di natura fiscale legati al dilettantismo. Con un impegno: il 50% di questo vantaggio dovrebbe essere investito nelle infrastrutture, il 50% nei settori giovanili.

Per quanto riguarda il calcio femminile era iniziato un percorso verso il professionismo. Perché secondo lei bisogna invece fermarsi al semi-professionismo e non “sfondare” nel professionismo?

Perché è un problema di sostenibilità: il calcio femminile oggi è in grandissima ascesa e dobbiamo far sì che questo continui. Il semi-professionismo garantirebbe comunque la tutela – soprattutto di natura previdenziale – per le ragazze e non dovremmo caricarle di oneri fiscali, soprattutto perché assolvono ad una funzione sociale. E la ritengo una cattiveria che in questo momento non possiamo assolutamente permetterci.

Quanto sono importanti gli stadi di proprietà?

Uno dei tavoli aperti riguarda proprio le infrastrutture: più che altro farei un discorso di necessità di avere stadi nuovi, moderni, accoglienti. Pensare di migliorare il nostro brand con strutture inadeguate è come un cane che si morde la coda. A questo tavolo è prevista la partecipazione di tre Enti: l’Anci, l’Istituto per il Credito Sportivo e Cassa Depositi e Prestiti. Tutto questo rientra in un percorso in cui la Federazione deve essere primo attore nell’individuare un modello ideale, poi nel mettere in moto tutti i meccanismi possibili – sia sotto il profilo del reperimento delle risorse, ma anche della sburocratizzazione – stimolando nuove disposizioni normative per far sì che questo percorso consenta alle società di procedere dritte alla meta, senza nessun alibi.

Abbiamo assistito a casi di fallimento e difficoltà economiche, soprattutto per club di serie C. Come si possono evitare questi casi?

C’è la possibilità di rendere il nostro sistema credibile in un mondo economico. Oggi non è così, non è credibile sotto il profilo della gestione economica e quindi nel mondo economico non è ritenuto attendibile. Il 18 dicembre per la prima volta le licenze nazionali saranno pubblicate ufficialmente, quindi tutte le società avranno la possibilità di conoscere l’entità dei nuovi indicatori per far parte del nostro campionato. Questo significa maggiore severità, ma anche certezza sui tempi, e lavorare perché ci sia certezza nell’applicazione dei criteri e delle norme. Alle società può sembrare una sorta di penalizzazione, ma non è così. Noi abbiamo il dovere di assicurare il maggiore equilibrio alla competizione sportiva ed il rispetto della competizione sportiva. Quando si opera nel mondo economico si può il rischio anche di fallire, ma noi abbiamo il dovere di avvertirli prima. Se a tutti permettiamo di rinviare la soluzione del problema, creiamo due danni: quello all’imprenditore e al nostro mondo sportivo.

Sulle proprietà dubbie entrate nel nostro mondo cosa si può fare?

Stiamo lavorando sull’istituzione del casellario di onorabilità che già esiste, ma lo vorremmo più ampio e che comprenda dei reati che possono comunque dare degli alert trasferiti nel mondo dello sport. Stiamo poi prevedendo una lettera di ‘padronage’ da parte dell’Istituto bancario che possa garantire qualità e soprattutto attendibilità dei nostri interlocutori.

Tema della giustizia sportiva. Come ha vissuto da candidato -e oggi come vive da presidente – l’estate più difficile?

L’ho vissuta malissimo, ho definito quei provvedimenti una lacerazione costante, una violenza costante all’applicazione corretta delle norme. Ho tentato in tutti i modi di oppormi, con grande convinzione. Ancora oggi sono convinto che sia stato un errore incredibile sotto il profilo della stesura della norma, del rispetto delle stesse, e dei tempi applicati. Oggi siamo ancora al 60° procedimento di natura legale giudiziario, sia sportivo che legato alla magistratura ordinaria, su questo tema. Un qualcosa che dire vergognoso è poco. Adesso non dobbiamo unire al danno la beffa: dobbiamo stare attenti a manovrare con molta cautela questa procedura. Lo possiamo fare portando a casa il miglior risultato possibile, senza intaccare quello che è l’equilibrio che si sta assestando nell’ambito delle competizioni, aspettando i giustizi di merito che sono stati fissati a marzo. Il 18 dicembre spero che il Consiglio Federale ponga fine a questa situazione, stabilendo anche quale sarà il format del futuro e quali le modalità per completare quel format che eventualmente sarà deciso il 18 dicembre.

Il format corretto secondo Gravina?

Quello corretto l’ha sottoscritto il 97,20%. Questa sarà la mia proposta: la Lega A a 20, la B a 20, Lega Pro a 60 con semi-professionismo. Poi ci sarà un confronto nel dare un giusto risarcimento – ove questo dovesse essere ritenuto congruo da parte del consiglio federale – eventualmente alla Lega Pro, ipotizzando una quinta promozione.

2019-01-10T12:05:40+00:00 gennaio 10th, 2019|Assi Manager, Rassegna Stampa|