Gravina: «Ecco come voglio cambiare il calcio italiano»

News, 22 Ottobre 2018 da IlSole24ORE.it

Dopo un’estate cominciata con un doloroso mondiale senza la Nazionale italiana e terminata (forse) con l’intervento del Governo che ha esautorato una giustizia sportiva incapace di fornire risposte certe e tempestive sui format dei campionati di Serie B e C e sulle squadre titolate a prendervi parte (rinviando le questioni al Tar), Gabriele Gravina, presidente della Terza Serie professionistica, è stato eletto presidente della Figc.

L’attuale presidente della Serie C – unico candidato – era sostenuto da un’ampia maggioranza forte del 63% del consenso elettorale e formata da Dilettanti, Lega Pro, Allenatori e Arbitri. Da poco ha anche siglato un accordo con la Lega di Serie A, polmone finanziario del sistema ma dal ridotto peso federale (appena il 12%) assegnatole dalla legge Melandri.

Il mandato di Gravina durerà solo due anni prima delle nuove elezioni che coincidono con il ciclo olimpico. Tuttavia dopo un anno di commissariamento che ha lasciato quasi più rovine di quante non ne abbia trovate, le componenti del football tricolore si attendono molto dal nuovo corso.

Idee innovative, pragmatismo e lucidità non mancano a Gravina. Bisognerà capire però quanto un sistema calcistico autoreferenziale e in profonda crisi, come quello tricolore, sarà disponibile a cambiare davvero rotta.

Nella sua piattaforma programmatica, presidente Gravina, ci sono diverse parole chiave. Cominciamo da quella apparentemente più neutra: certezza
La Figc deve avere una centralità nel dare a tutte le componenti certezze. Anzitutto su norme e comportamenti. Quello che è accaduto in questi mesi e il fatto che a metà ottobre ci siano ancora società come l’Entella che non sanno in quale categoria possono giocare non dovrà più accadere. È compito della Federazione fornire un “Codice dei controlli” con regole precise e non più derogabili. Le certezze poi vanno date anche sul piano delle sanzioni e in questa direzione va riformata la giustizia sportiva, come chiede anche il sottosegretario alla presidenza Giancarlo Giorgetti, affinché le decisioni siano più celeri e precise. Dovremo rivedere anche la composizione degli organi per assicurare che ci siano figure alte e autorevoli a guidarli. Vedremo se sarà possibile adottare dei correttivi in corsa visto che le nomine sono quadriennali.

A proposito di certezze, non è più ammissibile che si iscrivano ai campionati società che poi falliscono in corso d’anno
Certo. Vorrei subito approntare due correttivi. Le società ora possono iscriversi fino al 30 giugno ma poi possono integrare le domande e fare ricorso fino al 15 luglio, determinando le defatiganti controversie cui assistiamo. Farò in modo che le prossime linee guida per le licenze nazionali siano pronte già a dicembre e che le domande per iscriversi debbano essere depositate complete entro il 30 giugno 2019 senza più eccezioni. Sul fronte dei default bisogna rivedere alcuni parametri del fair play finanziario interno. Oggi viene ammesso un indicatore di liquidità dello 0,6, quando in altri settori già un rapporto tra costi e liquidità di 1 è considerato a rischio. Non va bene.

In Lega Pro ha introdotto in via sperimentale una sorta di rating per le società.
E mi piacerebbe implementarlo in modo strutturale e graduale per tutte le società, assegnando a ciascuna un punteggio in base alla governance, alle strutture, ai vivai, ai percorsi di formazione. Se ben usato il rating è un indice di prefallibilità che può consentire interventi preventivi verso chi è in difficoltà.

Un’altra parola citata spesso nel suo programma è sostenibilità
La sostenibilità va coniugata su due fronti: vivai e infrastrutture. Bisogna ripensare la filiera della formazione dei giovani. Degli Under 16/17 dovrebbero occuparsi i Dilettanti e degli under 18/19 la Serie C, ad esempio. Vorrei introdurre un certificato di qualità per le scuole-calcio e rivedere il rapporto con le istituzioni scolastiche prevedendo un’ora a settimana dedicata al calcio. Bisogna poi incentivare la modernizzazione di stadi e dei centri sportivi utilizzando il 10% degli introiti tv (120 milioni circa) gestiti dalla Figc e vincolati proprio a questi progetti. In quest’ottica serve anche una grande sfida: candidare l’Italia ad ospitare gli Europei del 2028. Infine, la Figc deve attivarsi per creare Accademie a livello regionale che favoriscano una formazione d’elite che preservi i talenti più giovani, anche grazie al rafforzamento del Club Italia.

Come vanno riformati i campionati?
A mio avviso tagliare il numero dei club con un tratto di penna sarebbe un errore strategico. Detto ciò è evidente c he per Gozzano e Juventus non possono valere le stesse regole. Bisogna intervenire a livello legislativo.

In che modo?
In Serie C serve il semiprofessionismo che non sottrae ai calciatori tutele assicurative e previdenziali ma permette di ridurre il costo del lavoro che oggi pesa dal 75 al 90% dei ricavi. Con emolumenti più bassi (esenti fino a 10mila euro), il ricorso all’apprendistato fino a 21 anni (con l’alternanza scuola-lavoro) e semplificazioni fiscali ai club potrebbero essere riconosciuti crediti di imposta da destinare per il 50% ai giovani e per l’altra metà alle strutture creando circuiti virtuosi. Solo con il coraggio di cambiare salveremo il calcio italiano. Questa è la mia convinzione.

2018-10-23T11:17:15+00:00 ottobre 23rd, 2018|Assi Manager, Rassegna Stampa|