L’atleta diventa un canale di business: la case history di funnel marketing tra Alessandro De Rose e Pescaria trasforma il marketing sportivo

Marketing, 19 Luglio 2019 da Sportbusinessmanagement.it

 

Da atleta a esempio di marketing: Alessandro De Rose si tuffa in un caso di successo unico nel suo genere. L’highdiver è stato il protagonista del primo esempio di funnel marketing applicato a un atleta.

Non solo sponsor e medaglie, l’atleta si libera dagli schemi del marketing tradizionale e diventa un driver di business autonomo. È ciò che è accaduto ad Alessandro De Rose: il primo atleta italiano a servirsi di una campagna di funnel marketing per creare un processo di vendita diretto con la sua fanbase.

È il risultato della case history che ha visti protagonisti De Rose, miglior cliff diver italiano di sempre, e la partecipazione in cobrading di Pescaria, fast food di pesce pugliese nato a Polignano e prima azienda italiana a essere citata negli Earnings Call di Facebook. Il punto iniziale della strategia è stato la creazione di un panino in edizione limitata dedicato al campione. Il panino “De Rose” è stato preparato con ingredienti che rispecchiassero in pieno l’immagine del tuffatore e le sue origini calabresi. È stato poi venduto negli store di Polignano a Mare, Milano e Trani dal 30 maggio al 5 giugno, in concomitanza con la tappa proprio a Polignano delle Red Bull Cliff Diving World Series, in cui De Rose era l’unico italiano in gara.

Il campione cosentino ha giocato così un ruolo attivo nel processo di vendita dei panini a suo nome.

Su Instagram è stato poi creato un meccanismo focalizzato alla viralità, attraverso il quale, sul profilo di De Rose, sono stati repostati tutti i contenuti degli utenti a tema panino. I risultati sono stati di tutto rilievo: durante i giorni dedicati all’iniziativa sono stati venduti 1165 panini “De Rose”, con una media di 100 al giorno. In questo modo l’atleta non solo ha prestato la sua immagine, ma è diventato un driver di business autonomo, che ha portato un valore tangibile e misurabile anche al brand con cui ha collaborato.

Uno degli aspetti rilevanti di questo dato è proprio che la strategia applicata apre la strada a una nuova concezione del contributo del testimonial: si passa dall’attuale impossibilità a misurare il ROI effettivo dell’investimento nell’immagine di un testimonial, a un contributo che invece è misurabile in termini di valore economico portato al brand partner, che è tracciabile e oggettivo.

Tutto questo è avvenuto concependo la campagna in ottica di funnel marketing e quello realizzato tra De Rose e Pescaria è il primo caso in Italia applicato a un atleta. L’operazione è stata condotta da tre gruppi di professionisti della comunicazione: Sport Digital House, prima digital agency italiana specializzata nel funnel marketing applicato allo sport e che gestisce i profili social di De Rose, EIS, agenzia di sport management che detiene i diritti di immagine del tuffatore, e Brainpull, agenzia di comunicazione da sempre legata a Pescaria che si è occupata della realizzazione e diffusione sui social dei contenuti utili alla strategia.

La case history è stata lanciata con un video promo girato dall’agenzia Brainpull con De Rose a Polignano diffuso su Facebook, Instagram e Youtube che ha generato numeri significativi: 1,2 milioni di views e 2 milioni di utenti unici su Facebook, 1 milione di impression su Instagram e 5 milioni di impression e 126mila visualizzazioni su Youtube (500mila per la versione da 30 secondi).

“Con la case history di Alessandro De Rose si segna un punto di svolta nel digital marketing sportivo – commentano Luigi Caputo ed Enrico Gelfi co-founder di Sport Digital House. Grazie a strategie di funnel marketing gli atleti hanno la possibilità di diventare driver di business autonomi, creando i propri canali per monetizzare le loro competenze. Agli attuali classici schemi di sponsorizzazioni, si aggiunge una fonte che vede l’atleta totale padrone dell’aspetto economico derivante dalle sue competenze e dal suo personal brand. In più in questo modo le aziende possono investire in maniera più profittevole, perché hanno una prova tangibile del ROI portato dal testimonial. Si può dire che in un certo senso si chiude l’epoca in cui a farla da padrone sono solo il numero di follower e i like, che non hanno mai avuto un impatto misurabile sulle vendite di un’azienda”.

2019-07-22T11:00:44+00:00 luglio 22nd, 2019|Assi Manager, Rassegna Stampa|